GRUPPO STORICO "LAVINIUM"

Iniziativa dell'Associazione Culturale Tyrrhenum di Pomezia per valorizzare le origini del territorio

 
 

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PRIMO CANTO

 Enea con venti navi lascia la Sicilia, dov’era ospite del troiano Aceste. Giunone, in odio ai troiani, fa scatenare dal dio dei venti, Eolo, una terribile tempesta, che sarà placata dal dio del mare Nettuno. Enea e i suoi approdano in Libia e raggiungono Cartagine dove vengono benevolmente accolti dalla regina Didone.

 SECONDO CANTO

 Durante il banchetto in loro onore, presso la reggia di Cartagine, Enea racconta la caduta di Troia, la morte della moglie Creusa e la fuga con il padre Anchise sulle spalle, il figlioletto Ascanio ed una schiera di troiani.

 TERZO CANTO

 Continua il racconto di Enea: i troiani trascorrono l’inverno costruendo 20 navi e fanno vela verso la Tracia. Qui, da un mirto, sgorga il sangue di Polidoro, figlio di Priamo, ucciso dal re locale. La sua voce invita i troiani a ripartire. Giungono al famoso oracolo di Apollo sull’isola di Delo, che li incita a tornare all’antica madre. Si dirigono a Creta (da dove proveniva una parte degli abitanti di Troia), ma una carestia li costringerà a riprendere il mare. Alle isole Strofadi sono assaliti dalle Arpie a cui avevano mangiato del cibo; il loro capo, Celeno, li maledice: “non troverete la vostra nuova patria finché non sarete tanto affamati da divorare anche le mense”. Si fermano sul promontorio di Azio per l’inverno. In Epiro, incontrano la vedova di Ettore, Andromaca, ora sposa del re indovino Eleno. Superano Scilla e Cariddi. Sono attaccati da Poliremo e recuperano un compagno di Ulisse. Anchise, padre di Enea, muore.

  QUARTO CANTO

 Il racconto accende l’amore di Didone per Enea. Durante una battuta di caccia un temporale li obbliga a rifugiarsi in una grotta dove inizia il loro amore. Mercurio ordina però ad Enea di riprendere il viaggio. Lei si uccide con la spada di Enea e si fa bruciare su una pira in spiaggia.

 QUINTO CANTO 

 La flotta fa sosta in Sicilia accolta festosamente da re Aceste. S’indicono giochi funebri per l’anniversario della morte di Anchise. Le donne, stanche del lungo viaggio, bruciano quattro navi; alcuni troiani decidono di restare in Sicilia. Enea riparte con quindici navi.

 SESTO CANTO

 La flotta approda a Cuma. Enea si reca dalla Sibilla che gli predice il futuro. Quindi, raccolto un ramoscello d’oro nel bosco sacro per donarlo alla dea degli Inferi, Proserpina, scende nell’Ade ad  incontrare il padre.

 SETTIMO CANTO

  I troiani seppelliscono Caieta, la nutrice di Enea, nel luogo dove sorgerà la città che in suo onore si chiamerà Gaeta. Passano nottetempo il Circeo, sottraendosi ai pericoli della Maga Circe. Giunti alla foce di un grande fiume, il Tevere, decidono di fermarsi. Preparano un povero pasto e ne mangiano anche le mense (piatti di farro su cui venivano sistemati i cibi). Si ricordano, così, della profezia delle arpie e comprendono di essere giunti nella terra destinatagli dal Fato. Il giorno seguente Enea, manda ambasciatori e doni a re Latino, re dei latini di Laurentum. Latino li accoglie benevolmente, memore dei vaticini dell’oracolo Fauno, suo padre, che gli hanno annunciato uno sposo straniero per la figlia Lavinia. Giunone, ostile ai troiani, invia la furia Aletto a seminare discordia. Così Amata, moglie di Latino, manifesta apertamente la sua ostilità nei confronti di Enea, mentre Turno, duce di Ardea e promesso sposo di Lavinia, chiama i rutuli e gli italici alla guerra. Il figlio di Enea, Ascanio, mentre è a caccia uccide il cervo caro a Silvia, la figlia di Tirro il custode degli armenti di Latino. Dalla rissa che ne nasce perdono la vita due latini. È la scintilla che innesca la guerra. Latino, contrario, si ritira nella reggia. Ad Ardea sfilano eroi ed eserciti italici pronti alla guerra contro i troiani.

 OTTAVO CANTO 

Turno lancia il segnale di guerra dalla rocca di Laurentum. Enea si reca a Pallanteum, dove un giorno sorgerà Roma, a chiedere aiuto agli arcadi di re Evandro. È accolto amichevolmente dal re che ricorda l’amicizia con il padre Anchise. Enea partecipa alla cerimonia in onore di Ercole. Evandro concede truppe ai Troiani e consiglia ad Enea di recarsi a Caere per coinvolgere gli etruschi, i quali già intendono muovere guerra ai rutuli per aver ospitato il loro ex tiranno Mezenzio. La notte Venere consegna ad Enea, suo figlio, le armi che ha fatto forgiare da Vulcano (lo scudo raffigura le immagini più significative della storia di Roma).

 NONO CANTO 

 Turno, approfitta dell’assenza di Enea e assale il campo troiano. Nottetempo, 2 amici, Eurialo e Niso, cercano di rompere l’assedio per andare ad avvertire Enea. Attraversando le linee nemiche, si attardano a fare strage di rutuli e bottino. Vengono così scoperti ed uccisi. Dopo aver mostrato le loro teste mozzate, i rutuli assaltano il campo troiano. Cruenta, la battaglia infuria anche all’interno del fortilizio, dove Turno riesce ad entrare per essere poi respinto. 

DECIMO CANTO

  Si svolge il Concilio degli Dei: Venere e Giunone litigano sulla sorte della guerra, Giove impone la neutralità per lasciare che si compiano i fati. Enea sbarca con gli alleati ed attacca gli Italici che assediano il campo troiano. La battaglia è furibonda. Giunone induce Turno a salvarsi. Enea uccide Mezenzio e il figlio Lauso.

 UNDICESIMO CANTO

 Il giorno dopo Enea innalza a Marte un trofeo con le armi di Mesenzio. Rimanda ad Evandro, con tutti gli onori, il corpo di Pallante, ucciso da Turno. Ambasciatori latini chiedono di poter seppellire i morti, Enea gli propone la pace. Si stabilisce una tregua di 12 giorni. A Laurentum si svolge un’accesa assemblea dove, la sconfitta subita ed il rifiuto di inviare aiuti da parte di Diomede (eroe greco stanziatosi in Puglia dopo la guerra di Troia), inducono Latino e gli altri capi a proporre la concessione di terre ai troiani. Irrompe Turno convinto di poter ottenere ancora la vittoria. Ma l’esercito di Enea è alle porte. Durante la battaglia rimane uccisa la vergine guerriera Camilla, gli Italici si ritirano. La notte è vicina e i due eserciti si accampano uno di fronte all’altro.

 DODICESIMO CANTO 

 Turno decide di affrontare Enea in duello. Ma una rissa, fatta scatenare da Giunone, fa riprendere le ostilità. Enea è ferito alla gamba da una freccia. Giuturna, maga e sorella di Turno, evita con dei sortilegiche il fratello si scontri direttamente con Enea. I troiani assediano Laurentum. Amata, credendo Turno morto, s’impicca. Turno torna sul campo di battaglia e grida la sua sfida contro Enea. Tutti si fanno da parte ed inizia il duello. Enea ben presto prevale, ma sta per risparmiare il rivale quando gli vede indosso il cinturone di Pallante, gli vibra così il corpo mortale, vendicando la morte dell’amico.

 

a cura dell’Associazione Culturale Tyrrhenum